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Un cliente denuncia Google per violazione della privacy in Safari

Negli ultimi giorni ha suscitato molte polemiche la notizia pubblicata dal Wall Street Journal che vede protagonista Google e i relativi raggiri per tenere traccia delle abitudini di navigazione degli utenti Safari. Tra la varie proteste spicca quella di un utente dell’Illinois, che ha deciso di denunciare Google per violazione della privacy.

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Come proteggersi dagli sguardi di Google – Guida

Pochi giorni vi abbiamo parlato di una violazione della privacy da parte di Google, che traccia la navigazione di tutti gli utenti Safari senza l’autorizzazione degli stessi. In questo articolo vediamo come bloccare il tracking di Google su iOS.

Google effettua questa tracciatura per – ufficialmente – proporre banne pubblicitari in linea con i gusti dell’utente. Se non volete essere tracciati, quindi, dovete effettuare una serie di operazioni su iOS:

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Stati Uniti: tre legislatori chiedono alla Federal Trade Commission di indagare la violazione della privacy di Google

La settimana scorsa Google è stata accusata di violare la privacy degli utenti Safari eseguendo un codice nel proprio motore di ricerca così da monitorarne le ricerche e quindi mostrare annunci pubblicitari in linea come gli interessi della persona interessata, e sembra che un gruppo di legislatori negli Stati Uniti vogliano vederci chiaro chiedendo alla Federal Trade Commission di indagare sulla questione.

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Wall Street Journal: “Google viola la privacy degli utenti Safari”

Il Wall Street Journal riporta una notizia che, se venisse confermata, sarebbe davvero grave: Google violerebbe la privacy degli utenti Safari su iPhone, iPad e Mac.

Sull’edizione online di uno dei più autorevoli quotidiani americani viene infatti riportato un dossier realizzato da Johnatan Mayer, un ricercatore della Stanford University, e confermato da Ashkan Soltani, un esperto indipendente contattato proprio dal Wall Street Journal per avere conferme su quanto scoperto.

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La Commissione Europea approva l’acquisizione di Motorola da parte di Google

Con un comunicato stampa diramato nella giornata di ieri, la Commissione Europea ha dato il suo benestare per l’acquisizione di Motorola da parte di Google, che nelle settimane scorse aveva  destato qualche dubbio relativo alle eventuali politiche concorrenziali conseguenti a tale acquisizione.

Il dubbio principale riguardava Android e la possibilità che Google lo rendesse esclusivo solo per Motorola, danneggiando di fatto la concorrenza. Per l’Unione Europea questo aspetto viene considerato improbabile e, anzi, tale acquisizione non dovrebbe modificare in maniera sostanziale nemmeno la concessione dei brevetti standard appartenenti a Motorola e indispensabili per tutti i produttori di telefoni cellulari.

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Il valore di Apple supera quello combinato di Google e Microsoft

Già da diverse settimane le azioni di Apple sembrano continuare a crescere senza mostrare segni di sosta, ed in base ai risultati mostrati nelle prime ore dall’apertura della Borsa, sembra che la capitalizzazione di mercato dell’azienda californiana abbia superato il valore combinato di altri due colossi: Microsoft e Google.

Proseguendo nella crescita osservata nelle scorse settimane, la capitalizzazione di Apple sembra abbia raggiunto la strabiliante cifra di 456 miliardi di dollari, ovvero più del valore ottenuto mettendo insieme Google e Microsoft; il colosso di Redmond, infatti, attualmente possiede una capitalizzazione pari a 256.7 miliardi di dollari, mentre Google, in base all’andamento in Borsa, avrebbe un valore di 198.9 miliardi di dollari.

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Anche Chrome per Android non supporta Adobe Flash

Se fino a qualche mese fa Safari Mobile era criticato dai detrattori per il mancato supporto a Flash Player, oggi le carte in tavola sono radicalmente cambiate; prima con la decisione di Adobe di interrompere il supporto alla versione mobile di Flash, e ora con Google che ha rilasciato il browser Chrome per Android senza supporto al player in oggetto.

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Apple, Google e Microsoft pagano meno tasse sui ricavi generati all’estero

I tre colossi Apple, Google e Microsoft utilizzano una serie di soluzioni fiscali per pagare meno tasse sui profitti generati all’estero. Ora le tre aziende finiscono però nel rimino della  Security and Exchange Commission in USA e di altre indagini in Francia e Spagna.

Tali indagini, però, potranno solo appurare quanto gli esperti già sanno: questa tassazione minima sui ricavi generati all’estero è possibile grazie ad una vera e propria ingegneria fiscale, con soluzioni studiate da grandi esperti del settore, e dalle condizioni favorevoli stabilite in Irlanda. Insomma, i tre colossi pagano sì gli ingegneri informatici, ma anche esperti fiscali…

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La caduta dei giganti e l’ultima chance di BlackBerry

Non c’è giorno che non arrivino notizie, statistiche, sentenze di tribunale e andamenti di mercato provenienti dal mondo dell’informatica. E tra queste notizie si susseguono quelle del declino dell’azienda canadese che ha inventato il primo smartphone. Declino che sta per giungere al punto di non ritorno, con una caduta libera verso lo zero assoluto. La stessa RIM sembra quasi stia meditando le prossime mosse da uno stato catatonico di post mortem. E il ricordo degli ex grandi d’un tempo ha il peso dell’ennesima storia che non si vuole imparare mai, con l’attesa di aggiungere un nuovo posto nella pace dei campi elisi, dove gli ex favoriti degli Dei riposano con tanto merito.

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Importante svolta legale-interpretativa per Apple nella lotta contro Android

Sembra che Apple abbia ottenuto un’importante vittoria sul piano interpretativo relativa ad un brevetto interessato nelle varie dispute tra HTC e Motorola ed i loro dispositivi Android, in base alle dichiarazioni del noto giurista Richard Posner.

La notizia è stata riportata da Florian Mueller, noto esperto in ambito di brevetti, secondo cui Apple avrebbe ottenuto una significativa vittoria sul piano interpretativo in grado potenzialmente di rappresentare una vera e propria minaccia per Motorola ed HTC, entrambe aziende bersagliate dagli attacchi legali di Apple. Il brevetto interessato è il numero 236, e si riferisce ad un “interfaccia di programmazione di un’applicazione in tempo reale”, anche nota come API, che permette a due o più sottosistemi di interagire. Fu proprio da questo brevetto che Andy Rubin, durante la sua permanenza a Cupertino, avrebbe tratto l’ispirazione necessaria per costruire l’architettura di Android, accusato successivamente dalla stessa Apple. Nonostante l’impegno dei legali dell’azienda californiana, la volatilità interpretativa del termine ha influito sulla mancata vittoria di Apple nella disputa con HTC, obbligandola addirittura a fare ricorso ad una sentenza sfavorevole della ITC.

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Jobs chiese a Google di non assumere dipendenti Apple

Nella causa relativa al presunto accordo di non “rubarsi” i migliori dipendenti, e che vede coinvolte Apple, Google ed altre importanti aziende come Intel e Adobe, è stata ieri depositata una email inviata da Steve Jobs all’allora CEO di Google Eric Schmidt.

Nell’email, inviata nel marzo del 2007, Steve Jobs chiede a Google di porre fine al reclutamento selvaggio di ingegneri Apple, chiedendo di fermare l’assunzione dei lavoratori di altre aziende in generale. Dalle indagini emerge che Schimdt ha dato subito seguito alla richiesta, chiedendo di stoppate i reclutamenti di dipendenti Apple ai dirigenti di Google. Addirittura, il responsabile del personale Google inviò una lettera di scuse a Steve Jobs per il suo comportamento.

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