Sequestro da 21 milioni per Wind: cosa sappiamo

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Sequestro da 21 milioni per Wind: cosa sappiamo

La compagnia telefonica è coinvolta in un’inchiesta sull’attivazione di app e servizi a pagamento non richiesti sulle schede sim dei clienti

Sequestrati 21,2 milioni di euro a Wind per l’ipotesi del reato di “frode informatica”. Lo ha stabilito la gip del tribunale di Milano Stefania Nobile sulla base delle percentuali incassate dalla compagnia telefonica, come intermediaria di aziende che inducevano i clienti all’attivazione inconsapevole di giochi, suonerie, meteo, oroscopi, gossip, streaming di video e musica.

Servizi a pagamento non richiesti: sequestro di 21 milioni a Wind per frode

Si tratta di società produttrici di contenuti come Brightmobi e Yoom che, attraverso la piattaforma tecnologica Pure Bros, addebitavano sulla scheda Sim dell’utente il costo di app e servizi senza sua richiesta ma con banner pubblicitari ingannevoli.

La somma definita dal gip è equivalente alla “percentuale incamerata da Wind per i servizi attivati pacificamente con modalità fraudolente”, ma arriva a 38 milioni di euro se si tengono in considerazione i precedenti sequestri a carico delle stesse società fornitrici di servizi.

Se la scorsa estate tre ex manager di Wind risultavano indagati a vario titolo nelle implicazioni penali per un contenzioso civile tra Pure Bros e un fornitore, oggi sono invece destinatari delle contestazioni per il concorso nella stessa frode informatica nella quale sono coinvolti sette amministratori o manager di Brightmobi, Yoom e Pure Bros.

Su richiesta del pm Francesco Cajani e del procuratore aggiunto Eugenio Fusco che conducono le indagini insieme alla Guardia di Finanza, il gip ha sottolineato l’esigenza di “meglio delineare nell’organigramma di Wind chi, a conoscenza del meccanismo fraudolento, avesse il potere-dovere di attivarsi per segnalarlo alle autorità competenti e/o risolvere i contratti” tossici.

Servizi a pagamento non richiesti: la truffa

Nonostante Wind abbia sottolineato di aver rimborsato ai clienti vittime di truffe 20 milioni di euro, rivalendosi poi sui fornitori, secondo la giudice questi risarcimenti “non assumono rilevanza” in quanto “si riferiscono a pagamenti di febbraio-agosto 2019, dunque successivi all’ultimo pagamento effettuato verso Brightmobi e Yoom da Pure Bros, che si era nel frattempo vista riconoscere da Wind il 50% del profitto su ogni utenza attivata”.

 

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