Tempesta di telefonate dall’estero: l’effetto collaterale dello scudo al telemarketing selvaggio. Come puoi difenderti dalle truffe

Il “diluvio” di telefonate con prefissi esteri che stai vedendo è l’effetto collaterale del nuovo filtro anti‑spoofing Agcom: bloccati i finti numeri italiani, molti call center e truffatori hanno semplicemente iniziato a chiamare mostrando il vero prefisso straniero. Per difenderti la strategia migliore è combinare: non rispondere/richiamare, blocco dei prefissi e dei numeri, più eventuali filtri aggiuntivi lato operatore o app.
Perché arrivano tutte queste chiamate estere
Dal 19 novembre 2025 è attivo il nuovo filtro anti‑spoofing, che controlla le chiamate in ingresso dall’estero e blocca quelle che usano falsi numeri mobili italiani. In pochi giorni sono già state bloccate milioni di telefonate irregolari, con percentuali di traffico illecito intercettato tra il 50% e il 90% a seconda dell’operatore.
Tolto il trucco dei numeri “italiani” falsi, i call center e molti truffatori hanno iniziato a chiamare mostrando normali prefissi internazionali, che però il filtro non può bloccare automaticamente perché spesso sono usati anche per comunicazioni legittime. Il risultato è una tempesta di chiamate con prefissi stranieri, che rende più visibile un fenomeno prima in gran parte nascosto dietro CLI camuffati.
Tipi di truffe più comuni
Tra le chiamate estere possono esserci semplice telemarketing aggressivo, ma anche veri e propri tentativi di frode. I principali schemi segnalati:
- Vishing: il truffatore si finge banca, operatore telefonico, corriere o ente pubblico per estorcerti credenziali, OTP, dati di carte o accesso all’home banking.
- Wangiri (un solo squillo): ricevi uno o pochi squilli da un numero estero, l’utente richiama e paga costi elevatissimi verso numerazioni a tariffazione speciale.
Altre varianti includono offerte finanziarie “imperdibili”, fantomatici investimenti in crypto, richieste di “verifica” dei dati o messaggi vocali automatizzati che spingono a digitare codici sul telefono.
Come riconoscere una chiamata rischiosa
Alcuni segnali forti di rischio:
- Prefissi internazionali mai visti e con cui non hai contatti abituali, spesso con chiamate ripetute a distanza di pochi minuti.
- Squillo solo accennato e nessun messaggio: classico pattern Wangiri, da non richiamare mai.
Sono sospette anche chiamate in cui l’operatore:
- Non sa chi sei e ti chiede di “confermare i dati”;
- Chiede codici OTP, PIN, password, credenziali bancarie o dati completi di carte;
- Usa forte pressione psicologica (“subito o perdi tutto”, “c’è un problema urgente sul conto”).
Come difendersi, in pratica
Le azioni più efficaci consigliate da autorità e associazioni consumatori:
- Non rispondere a numeri esteri che non ti aspetti e non ti sono noti; se importante, chi ha bisogno di te troverà altri canali.
- Non richiamare mai gli “squilli” persi da prefissi internazionali sconosciuti: è il modo tipico per farti pagare la truffa Wangiri.
In più:
- Blocca i prefissi esteri che non ti servono chiedendolo al tuo operatore (molti permettono di filtrare per area o singolo Paese) o tramite area clienti/app.
- Usa il blocco nativo di Android/iOS per segnalare come spam e bloccare progressivamente i numeri sospetti che ti bersagliano.
- Valuta app di filtro chiamate con reputazione solida (tipo Truecaller e simili), tenendo però conto che spesso richiedono accesso alla rubrica e quindi hanno un impatto sulla privacy.
Ricorda che nessuna banca, gestore o ente serio chiede al telefono codici di sicurezza o credenziali: in caso di dubbio, chiudi, chiama tu il numero ufficiale e segnala l’accaduto all’operatore o alle forze dell’ordine se hai fornito dati sensibili.
Il filtro anti spoofing Agcom obbliga gli operatori a bloccare, prima che arrivino all’utente, le chiamate dall’estero che mostrano numeri italiani “falsi” (CLI manipolato), prima sui fissi e ora anche sui mobili. Non ferma le chiamate realmente originate con prefissi esteri: blocca solo quelle con identità chiamante italiana contraffatta, tipiche di truffe e telemarketing illecito.
Quali sono le regole Agcom
- La base normativa è la delibera Agcom n. 106/25/CONS, integrata a novembre 2025 dalla delibera 271/25/CONS, che introduce misure tecniche obbligatorie di blocco delle chiamate internazionali con CLI alterato.
- Le misure si applicano ai carrier internazionali e agli operatori nazionali che gestiscono il traffico voce in ingresso dall’estero verso numeri italiani, con obbligo di adeguamento entro le scadenze fissate dall’Autorità.
Le regole prevedono sanzioni per gli operatori che non implementano correttamente i filtri e consentono il blocco preventivo del traffico proveniente da operatori esteri o mobili che non attuano le verifiche richieste sul CLI e sul roaming.
Come funziona il filtro in pratica
- Funziona in due fasi: dal 19 agosto 2025 per le chiamate con numeri fissi italiani falsificati, e dal 19 novembre 2025 per le chiamate che mostrano numeri mobili italiani contraffatti (inclusi M2M e servizi satellitari).
- Quando una chiamata arriva dall’estero verso l’Italia con un numero che appare come fisso o mobile italiano, l’operatore verifica se il chiamante è davvero un utente italiano in roaming; in caso contrario, la chiamata viene scartata e non raggiunge l’utente.
In aggiunta, il traffico da operatori che non hanno implementato i controlli tecnici può essere bloccato in toto finché non si adeguano, con sospensione di fatto del roaming voce verso l’Italia e obbligo di informare i clienti.
Cosa copre e cosa no
- Il filtro colpisce lo spoofing del CLI: chiamate che fingono di provenire da numeri italiani che in realtà non corrispondono al vero originatore (call center esteri, truffatori, numerazioni non assegnate o tecnicamente impossibili).
- Non interviene sulle chiamate che mostrano un normale prefisso internazionale coerente con l’origine del traffico, nemmeno se usate per telemarketing aggressivo o truffe: queste restano a carico di altre misure (registro opposizioni, controlli ex‑post, strumenti lato utente).
Per questo oggi si vedono molte più chiamate con prefissi esteri “puliti”: i numeri italiani fasulli vengono fermati a monte, ma il filtro non può bloccare tutto il traffico internazionale legittimo.
Gli operatori telefonici che non rispettano la delibera Agcom n. 106/25/CONS sul filtro anti-spoofing rischiano sanzioni pecuniarie fino a 1 milione di euro per inadempimento agli obblighi di blocco delle chiamate con CLI falsificato. Queste multe sono previste dal regolamento allegato alla delibera e vengono applicate dall’Autorità dopo verifiche e controlli, inclusi quelli coordinati con Guardia di Finanza e Garante Privacy.
Base normativa delle sanzioni
La delibera 106/25/CONS, approvata il 29 aprile 2025, abroga il precedente regolamento del 2016 e impone obblighi tecnici stringenti agli operatori nazionali e internazionali per il blocco preventivo delle chiamate dall’estero con numeri italiani contraffatti. L’articolo 8 del regolamento stabilisce le misure di verifica del CLI, con sanzioni per chi non adegua i sistemi entro le scadenze (19 agosto per fissi, 19 novembre per mobili).
In caso di irregolarità persistenti, Agcom può emettere ordinanze-ingiunzione e procedere a storno dei costi di terminazione per chiamate illecite, oltre a bloccare il traffico da operatori non conformi.
Applicazione e controlli
Agcom monitora l’attuazione tramite tavoli tecnici e report periodici dagli operatori, con focus su volumi di traffico bloccato e qualità dei filtri. Finora non risultano sanzioni applicate pubblicamente dalla fase di lancio (novembre 2025), ma i controlli sono attivi e coinvolgono anche broker esteri di numerazioni.
Le multe possono scalare in base alla gravità e recidiva, arrivando al massimo per ritardi sistemici o mancata implementazione, con obbligo di informare gli utenti sulle misure anti-spoofing.
Le sanzioni per violazione della delibera Agcom n. 106/25/CONS sul filtro anti-spoofing (art. 8 del Regolamento all’Allegato B) sono regolate dall’art. 30, comma 12-bis, del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.lgs. 259/2003). Esse consistono in multe amministrative pecuniarie, con importi determinati dall’Autorità in base alla gravità dell’inadempimento, alla durata e all’estensione della violazione, proporzionali al fatturato dell’operatore nel settore delle comunicazioni elettroniche, senza superare 1 milione di euro.
Criteri di calcolo delle multe
Agcom applica i principi generali del Codice per quantificare le sanzioni pecuniarie:
- Proporzionalità al fatturato: la multa è parametrata ai ricavi annui dell’operatore nel mercato rilevante (comunicazioni elettroniche), per garantire deterrenza efficace anche su grandi player.
- Gravità e recidiva: valutati l’impatto sugli utenti (es. volume di chiamate illecite non bloccate), la reiterazione e il dolo/colpa; violazioni sistemiche o persistenti aggravano l’importo.
- Durata ed estensione: periodo di mancata implementazione dei filtri (es. oltre le scadenze di agosto/novembre 2025) e numero di utenti/clienti interessati.
L’art. 12 del Regolamento rinvia esplicitamente al comma 12-bis per le infrazioni all’art. 8 (blocco CLI falsi), distinguendolo da altre violazioni (es. art. 30 comma 19 per trasparenza tariffaria).
Procedura sanzionatoria
Agcom avvia il procedimento con audizione dell’operatore, verifica report e dati tecnici (es. query API, blocchi effettuati), potendo imporre storno costi terminazione per traffico illecito. Le sanzioni sono irrogabili dopo diffida e possono includere obblighi correttivi; l’elenco carrier non conformi è pubblico. Finora (novembre 2025), non emergono casi sanzionati, ma i controlli sono attivi tramite tavoli tecnici.












