Gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare in Venezuela nelle prime ore di oggi
Gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare in Venezuela nelle prime ore di oggi, e Donald Trump ha annunciato la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti fuori dal Paese per essere processati negli USA con accuse legate al narcotraffico. Il governo venezuelano parla di “gravissima aggressione militare”, mentre Washington afferma che gli USA saranno direttamente coinvolti nella gestione del Paese e nel rilancio dell’industria petrolifera venezuelana.

Cosa è successo
- Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio sono state riportate numerose esplosioni a Caracas e in altre zone (Miranda, Aragua, La Guaira), con sorvoli di aerei ed elicotteri a bassa quota come parte di un’operazione militare statunitense su larga scala.
- Trump ha confermato l’operazione, sostenendo che Maduro è stato catturato nell’ambito di una missione preparata almeno da metà dicembre, collegata ufficialmente alla lotta al narcotraffico ma con chiaro interesse anche per il controllo delle enormi riserve di petrolio venezuelane.
La posizione degli USA
- Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “gestiranno il Paese per un po’” e che aziende petrolifere statunitensi investiranno miliardi per ammodernare l’infrastruttura energetica venezuelana, puntando a sfruttare le maggiori riserve petrolifere provate al mondo.
- Il Dipartimento di Giustizia USA ha aperto un procedimento contro Maduro e la moglie per reati di droga, mentre il Tesoro aveva già da mesi irrigidito le sanzioni contro il settore petrolifero venezuelano per colpire il regime.
Reazione in Venezuela
- Il governo rimasto a Caracas denuncia vittime sia civili sia militari nei raid e parla di violazione della sovranità nazionale, chiedendo la mobilitazione internazionale contro quella che definisce un’aggressione “imperialista”.
- Una parte dell’opposizione, guidata da figure come María Corina Machado ed Edmundo González, saluta invece l’intervento come “l’ora della libertà” e chiede una transizione immediata con il riconoscimento del mandato presidenziale dell’opposizione.
Reazioni internazionali
- Alcuni governi occidentali e latinoamericani mostrano cauta apertura parlando di “fine della dittatura” ma anche di “grave precedente” in termini di diritto internazionale, mentre altri (fra cui Russia e Cina) condannano duramente il colpo militare e la cattura di un capo di Stato straniero.
- La Cina in particolare accusa Washington di violare la sovranità venezuelana e avverte che il controllo USA sul petrolio di Caracas può aumentare le tensioni globali, dato che Pechino era uno dei principali acquirenti di greggio venezuelano.
Cosa guardare nelle prossime ore
- Definizione di un’autorità di transizione a Caracas e possibile riconoscimento internazionale di un nuovo governo legittimo sostenuto dall’opposizione.
- Impatto sui mercati energetici globali e sui prezzi di benzina e gas, visto il potenziale rilancio (sotto controllo USA) della produzione venezuelana.
- Discussione negli USA sul quadro legale dell’operazione (War Powers Act, ruolo del Congresso) e sul rischio di un coinvolgimento militare prolungato nel Paese.
Gli obiettivi principali colpiti nell’area di Caracas sono stati una grande base militare a sud della capitale e il complesso residenziale in cui si trovava Maduro, oltre a infrastrutture energetiche che hanno causato diffusi blackout in città e nelle zone costiere vicine.
Obiettivi militari a Caracas
- È stata colpita una grande base militare nella parte meridionale di Caracas, rimasta senza elettricità dopo il raid, con vittime sia tra i militari sia tra i civili secondo il governo venezuelano.
- Il complesso dove dormivano Maduro e la moglie è stato raggiunto da elicotteri delle forze speciali intorno alle 2:01, con scambi di fuoco contro gli elicotteri che hanno risposto “in autodifesa con forza schiacciante”.
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Quartieri civili e infrastrutture
- Diverse aree di Caracas sono rimaste senza corrente a causa delle esplosioni, segno che tra i bersagli o i danni collaterali figurano sottostazioni o linee elettriche urbane.
- Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha parlato di vittime civili, senza però fornire un bilancio preciso né un elenco dettagliato dei quartieri più colpiti.
Zone colpite fuori Caracas
- Esplosioni sono state udite anche nello Stato di La Guaira, a nord di Caracas sulla costa, verosimilmente in prossimità di infrastrutture strategiche come installazioni militari o portuali.
- Colpi e boati sono stati segnalati anche nell’area di Higuerote, città costiera nello Stato di Miranda, altra zona con potenziali obiettivi militari o logistici collegati alla capitale.
Mezzi e modalità dell’attacco
- L’operazione ha impiegato oltre 150 velivoli tra bombardieri, caccia, velivoli ISR, elicotteri e droni, con un’azione coordinata per “smantellare e disabilitare” le difese aeree venezuelane lungo la direttrice verso Caracas.
- Video geolocalizzati indicano l’uso di elicotteri MH‑47 Chinook del 160th Special Operations Aviation Regiment, già impiegati in operazioni di raid mirati come quella contro il complesso di Osama bin Laden.
Al momento non esiste ancora una mappa pubblica, verificata, che elenchi uno per uno tutti gli edifici/compound colpiti; i dettagli più precisi riguardano la grande base militare a sud di Caracas, il complesso presidenziale e le zone costiere di La Guaira e Higuerote.








