Elon Musk ha definito l’accordo Apple–Google per integrare Gemini su iPhone e Siri come “una irragionevole concentrazione di potere” nelle mani di Google, accusando di fatto un rischio di monopolio nell’AI consumer.
Cosa è successo
- Apple ha siglato una partnership con Google per usare Gemini come motore AI avanzato su iPhone, iPad e in particolare nella nuova versione di Siri.
- Questo si aggiunge al controllo di Google su Android, su Chrome e su una larga fetta dei servizi web e pubblicitari, creando un blocco unico su sistemi operativi, browser e ora anche assistenti AI di massa.
Le critiche di Musk
- Musk sostiene che permettere a Google di fornire l’AI anche sull’ecosistema Apple rafforzi eccessivamente la posizione di Alphabet, configurando un potere “irragionevole” sul mercato dell’intelligenza artificiale.
- Vede l’intesa come un colpo diretto al suo progetto xAI e al modello Grok, già esclusi prima dall’accordo Apple–OpenAI e ora anche da quello con Google, lasciandoli fuori dall’hardware mobile dominante.
Perché è rilevante
- Sul piano concorrenziale, l’alleanza Apple–Google consolida due ecosistemi già dominanti, sollevando interrogativi antitrust simili a quelli emersi in passato su App Store, ricerca e advertising.
- Per i regolatori (USA, UE, UK) il tema diventa se sia accettabile che lo stesso attore (Google) controlli AI e servizi chiave sia su Android sia su iOS, influenzando default, raccolta dati e standard tecnici nel settore.
Rischi e possibili scenari
- Rischio di lock-in: se Gemini diventa la “mente” predefinita di iPhone e Siri, gli utenti potrebbero di fatto non avere alternative realistiche, anche se tecnicamente presenti.
- Scenario probabile: indagini antitrust e richieste di rimedi (obbligo di scelta iniziale del modello AI, limiti sui dati condivisi, separazione di alcuni servizi) per mitigare la concentrazione di potere AI in mano a pochi attori.
DPR)
- Apple e Google dichiarano che Apple Intelligence continuerà a funzionare su device e su Private Cloud Compute, con dati personali che restano sul dispositivo quando possibile, richieste cifrate e nessun accesso di Google ai dati utente Apple.
- Dal punto di vista GDPR, saranno centrali: base giuridica per i trattamenti, minimizzazione dei dati inviati a infrastrutture Gemini, titolarità/con‑titolare del trattamento tra Apple e Google, audit e DPIA per valutare impatti sui diritti degli utenti europei.
Rischio di nuove indagini e rimedi
- L’insieme di: accordo storico sulla ricerca (20+ miliardi l’anno a Apple), dominio di Google sui modelli AI e integrazione nei servizi core di iOS crea un quadro che può spingere autorità USA (DOJ, FTC) ed europee (Commissione, AGCM, CNIL ecc.) ad aprire indagini su concentrazione di potere e accesso al mercato per concorrenti AI.
- Possibili rimedi futuri includono: divieto di esclusiva, obbligo di scelta iniziale tra più motori AI/assistenti, limiti contrattuali sull’uso incrociato dei dati, e trasparenza rafforzata sugli algoritmi e sulle condizioni di interoperabilità per modelli alternativi.










