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Musk attacca Google, dopo l’accordo con Apple: «Una irragionevole concentrazione di potere»

Tempo di lettura: 2 minuti

Elon Musk ha definito l’accordo Apple–Google per integrare Gemini su iPhone e Siri come “una irragionevole concentrazione di potere” nelle mani di Google, accusando di fatto un rischio di monopolio nell’AI consumer.​

Cosa è successo

  • Apple ha siglato una partnership con Google per usare Gemini come motore AI avanzato su iPhone, iPad e in particolare nella nuova versione di Siri.​
  • Questo si aggiunge al controllo di Google su Android, su Chrome e su una larga fetta dei servizi web e pubblicitari, creando un blocco unico su sistemi operativi, browser e ora anche assistenti AI di massa.​

Le critiche di Musk

  • Musk sostiene che permettere a Google di fornire l’AI anche sull’ecosistema Apple rafforzi eccessivamente la posizione di Alphabet, configurando un potere “irragionevole” sul mercato dell’intelligenza artificiale.​
  • Vede l’intesa come un colpo diretto al suo progetto xAI e al modello Grok, già esclusi prima dall’accordo Apple–OpenAI e ora anche da quello con Google, lasciandoli fuori dall’hardware mobile dominante.​

Perché è rilevante

  • Sul piano concorrenziale, l’alleanza Apple–Google consolida due ecosistemi già dominanti, sollevando interrogativi antitrust simili a quelli emersi in passato su App Store, ricerca e advertising.​
  • Per i regolatori (USA, UE, UK) il tema diventa se sia accettabile che lo stesso attore (Google) controlli AI e servizi chiave sia su Android sia su iOS, influenzando default, raccolta dati e standard tecnici nel settore.​

Rischi e possibili scenari

  • Rischio di lock-in: se Gemini diventa la “mente” predefinita di iPhone e Siri, gli utenti potrebbero di fatto non avere alternative realistiche, anche se tecnicamente presenti.​
  • Scenario probabile: indagini antitrust e richieste di rimedi (obbligo di scelta iniziale del modello AI, limiti sui dati condivisi, separazione di alcuni servizi) per mitigare la concentrazione di potere AI in mano a pochi attori.

DPR)

  • Apple e Google dichiarano che Apple Intelligence continuerà a funzionare su device e su Private Cloud Compute, con dati personali che restano sul dispositivo quando possibile, richieste cifrate e nessun accesso di Google ai dati utente Apple.​
  • Dal punto di vista GDPR, saranno centrali: base giuridica per i trattamenti, minimizzazione dei dati inviati a infrastrutture Gemini, titolarità/con‑titolare del trattamento tra Apple e Google, audit e DPIA per valutare impatti sui diritti degli utenti europei.​

Rischio di nuove indagini e rimedi

  • L’insieme di: accordo storico sulla ricerca (20+ miliardi l’anno a Apple), dominio di Google sui modelli AI e integrazione nei servizi core di iOS crea un quadro che può spingere autorità USA (DOJ, FTC) ed europee (Commissione, AGCM, CNIL ecc.) ad aprire indagini su concentrazione di potere e accesso al mercato per concorrenti AI.​
  • Possibili rimedi futuri includono: divieto di esclusiva, obbligo di scelta iniziale tra più motori AI/assistenti, limiti contrattuali sull’uso incrociato dei dati, e trasparenza rafforzata sugli algoritmi e sulle condizioni di interoperabilità per modelli alternativi.

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