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Italiani bloccati a Dubai, tra loro 200 studenti. La Farnesina crea la ‘Task Force Golfo’

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La situazione riguarda migliaia di italiani rimasti bloccati negli aeroporti del Golfo, in particolare a Dubai, dopo la chiusura dello spazio aereo in seguito agli attacchi e alle tensioni militari legate alla crisi in Iran; tra loro c’è un grande gruppo di studenti italiani, circa 190‑200 ragazzi coinvolti in programmi di simulazione ONU e progetti di studio, che non riescono temporaneamente a rientrare in Italia.

Cosa sta succedendo a Dubai

  • Lo spazio aereo in Medio Oriente e sopra diversi Paesi del Golfo è stato chiuso o fortemente limitato dopo massicci lanci di missili e droni da parte dell’Iran contro obiettivi collegati a Stati Uniti e Israele, con effetto domino sul traffico aereo internazionale.
  • A Dubai l’aeroporto è stato temporaneamente chiuso anche per i danni e i rischi legati a un attacco con droni, causando la cancellazione o deviazione di centinaia di voli, inclusi quelli verso l’Italia.
  • ITA Airways e altre compagnie hanno sospeso per alcuni giorni i collegamenti con Dubai e altri scali della regione, in attesa di condizioni di sicurezza accettabili e riapertura graduale degli hub.

Quanti italiani e quanti studenti

  • Si parla complessivamente di migliaia di italiani bloccati nei vari Paesi del Golfo (Emirati, Qatar, ecc.), tra turisti, residenti e persone in transito sugli hub dell’area.
  • A Dubai è presente un gruppo consistente di studenti italiani, attorno ai 190‑204 partecipanti riconducibili ai programmi di simulazione ONU e al progetto “L’Ambasciatore del futuro” organizzato da WSC Italia – World Student Connection Global Leaders.
  • La maggior parte dei ragazzi sono minorenni di liceo, affiancati da docenti, tutor e staff dell’associazione; sono ospitati in hotel e non risultano al momento problemi di incolumità, anche se permane l’incertezza sui tempi di rientro.

Dati principali sugli studenti bloccati

VoceDato indicativoFonte principale
Studenti/progetto WSC a Dubai190‑204 totali
Minorenni nel gruppo WSC124 circa
Maggiorenni (studenti/docenti/staff)60‑70 circa
Stato alloggiSistemati in più hotel a Dubai con assistenza continua

Cos’è la “Task Force Golfo” della Farnesina

  • Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha istituito alla Farnesina una “Task Force Golfo”, composta da decine di funzionari dedicati, per rafforzare il lavoro dell’Unità di Crisi e coordinare ambasciate e consolati della regione.
  • La priorità è assistere i cittadini italiani bloccati: fornire informazioni aggiornate, facilitare gli alloggi (spostando i passeggeri dagli aeroporti agli hotel) e programmare i rientri non appena lo spazio aereo e gli scali torneranno operativi.
  • L’ambasciata ad Abu Dhabi e il consolato a Dubai seguono in modo particolare i gruppi di studenti minorenni, in contatto diretto con responsabili delle scuole e delle associazioni organizzatrici.

Rischi e tempi di rientro

  • Le fonti ufficiali parlano di assenza di rischi immediati per l’incolumità degli italiani negli Emirati; la preoccupazione è soprattutto per l’alta concentrazione di connazionali, i disagi logistici e l’incertezza sulla durata della chiusura degli scali.
  • Alcune compagnie e autorità aeronautiche ipotizzano una ripresa graduale dei voli tra il 2 e il 4 marzo, ma il quadro rimane fluido e soggetto a nuove valutazioni di sicurezza.
  • I rientri dei gruppi di studenti saranno organizzati solo dopo la piena riapertura dello scalo di Dubai e dei corridoi aerei sicuri, presumibilmente con voli riprogrammati o soluzioni alternative via altri hub quando possibile.

L’impatto su voli e rotte europee è già rilevante: migliaia di cancellazioni e deviazioni, tratte per Medio Oriente e Asia più lunghe e costose, e diversi vettori UE che hanno sospeso collegamenti chiave con l’area del Golfo e oltre.

Cosa cambia per chi vola dall’Europa

  • L’EASA ha classificato gran parte del Medio Oriente come zona di guerra almeno fino al 2 marzo, raccomandando ai vettori europei di non sorvolare Iran, Iraq, Israele, Libano, Giordania e in parte l’Arabia Saudita.
  • Questo taglia fuori alcuni dei principali corridoi diretti tra Europa e Asia, costringendo gli aerei a lunghi aggiramenti (es. via Turchia, Caucaso o rotte meridionali) con aumento di tempi di volo, consumo carburante e congestione sulle poche traiettorie rimaste.
  • Per i passeggeri europei l’effetto immediato è: più cancellazioni, maggiori ritardi, coincidenze perse sugli hub e riprotezioni spesso su tratte molto meno lineari.

Numeri dell’interruzione

  • In un solo fine settimana si stimano oltre 5.000 voli cancellati o non operati tra Medio Oriente e resto del mondo, con oltre centomila passeggeri bloccati negli scali dell’area.
  • Solo sabato erano programmati circa 4.218 voli verso Paesi mediorientali; quasi il 23% è stato cancellato, percentuale che sale se si contano anche i voli in partenza.
  • L’effetto si propaga sugli orari europei: migliaia di voli globali hanno subito ritardi, perché aerei ed equipaggi sono rimasti fuori posizione rispetto ai normali giri macchina.

Cosa stanno facendo le compagnie europee

  • ITA Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo e quelli per Dubai almeno fino al 4 marzo, evitando lo spazio aereo di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran fino al 7 marzo.
  • Lufthansa non vola su Tel Aviv, Beirut, Oman e non sorvola più diversi cieli mediorientali fino al 7 marzo; sono stati cancellati anche collegamenti con Dubai nel weekend.
  • Air FranceKLMLOTNorwegianSASVirgin Atlantic e Turkish Airlines hanno cancellato o sospeso vari voli da scali europei verso Dubai, Doha, Tel Aviv e altri aeroporti della regione, oltre a modificare le rotte per evitare Iran e Golfo.

Impatto su rotte Europa‑Asia

  • Molti collegamenti Europa‑Asia che normalmente sfruttano corridoi sul Medio Oriente devono ora bypassare completamente l’area, con rotte più lunghe via nord (Turchia/Mar Nero/Caucaso) o via sud dove possibile.
  • Nel breve periodo questo genera voli più lunghi di decine di minuti, margini carburante più tirati, maggiore esposizione a limitazioni di crew duty time e quindi rischio di ulteriori cancellazioni “a cascata”.
  • Se le chiusure dovessero durare, i vettori parlano di inevitabile pressione al rialzo su tariffe e surcharge carburante sulle lunghe distanze Europa‑Asia, vista la combinazione tra costi extra e capacità ridotta.

Orizzonte temporale realistico

  • Diverse compagnie indicano come primo spartiacque la notte tra 1 e 2 marzo, quando alcuni Notam potrebbero decadere e gli hub del Golfo (Emirates, Qatar, Etihad) prevedono una ripresa parziale delle operazioni.
  • Tuttavia EASA e vettori europei stanno adottando un approccio prudente: anche con riaperture formali, la normalizzazione delle rotte e degli orari potrebbe richiedere diversi giorni per riposizionare flotta ed equipaggi.

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